Tutto d’un fiato, cadde.


Noto il tuo bicchiere vuoto, dalle retrovie; nemmeno un’eterea goccia d’alcol che affonda sui lati, che vergogna. Sul fondo, un immacolato nulla. Butti giù ogni cosa, amore mio. Quante volte l’hai pienato, non posso saperlo; non so stare dietro ai moti della tua mano per giudicarti, del resto. E poi sei timida, non vuoi che ti si guardi. Non sarò il tuo cauto vigile stasera, mi hanno corrotto. Domani farò finta d’aver perso la serata altrove. Come se nulla fosse stato, lo prometto.
Per un attimo sembra che tu abbia smesso di bere. Sì, è così.
Allora ho un attimo, mi dico.
Un attimo solo per bloccarti violentemente l’avambraccio; questo mio tenero gesto può spiegarsi unicamente con la forza. E che sia ora, mentre assapori il gusto del vino; bevanda seducente e nobile di cui non godi, se non lui di te, che ti ha reso sensuale e senza tempo. Uno spettacolo amore, anche se tu ne sei fuori.
Un peccato.
Me ne faccio garante, però.
E’ soprattutto inebriante pensarti infelice, una sciocchezza di cui beneficio a lungo. Mio dio, potresti uccidermi se mi sentissi. Una volta un pensiero del genere l’avresti intuito da lontano, ne avresti sentito l’aroma acre e sgraziato, il suo eco ingiusto e difettoso, e poi sarei stato inevitabilmente punito; se non da te, da una qualche divinità al tuo servizio, avendone tu molte a disposizione. Ogni telepatia, ora, si è interrotta o vive latente nei nostri sguardi che non sanno più incontrarsi.
Ti vedo, sei ancora ferma. Posso ancora selezionare uno dei tanti pensieri che ti sto dedicando e scaricartelo addosso, scortesemente. Non mi serve il tuo consenso, un permesso.
Il più denso riguarda il bacio che vorrei darti senza premesse; non so spiegartelo.
Non so spiegarmelo.
Ma prima, mi avvicinerei alternando ogni passo ad un qualche respiro di indugio. E i tavoli. Maledizione, non li avevo previsti: devo fare in modo di non inciamparvi. Se faccio in tempo.
Non regali nulla, donna.
Né a me, né al tuo bicchiere; aspiri ogni cosa, ogni vita. Sei un’avida spugna, è questa la verità. La mia vita è già tua, ma vado fiero del fatto che tu non ne sia a conoscenza. Ancora. No, che dico, non lo saprai MAI.
E poi sei svelta, dannatamente. Vedo che già riafferri la bottiglia con la scompostezza che ti è solita. Ma di spalle, ora, non so quanto di quell’acqua rossa stai versando. So invece che ancora una volta sei riuscita a negarmi un atto di coraggio. Sarà l’n-esima. Non me ne stupisco in fondo, tanto conosco quell’orgoglio sregolato che mai mi ha permesso di intercedere per la tua anima.

Forse l’avresti accettato il mio bacio se fossi riuscito a muovermi. L’emozione era troppa.
E poi…
…dovevo togliere la cera dal tavolo che avevo fatto cadere, forse volontariamente, ma ero sembrato sbadato abbastanza perché sembrasse un incidente. Ripulire: un impegno irrinunciabile, tu potevi aspettare. Tutto questo per sentirmi obbligato e saldo alla mia postazione, era la mia giustificazione banale.
C’ero incollato, alla sedia.
-Qualcuno m’ha giocato- pensavo.
-…e lo ringrazio- affermai.
Sì, l’emozione era troppa, più della disperazione che consumavi al bancone. E ti avvicinavi fin troppo a Nessuno. Ero lontano da te, ma certe cose le vedo bene, amore. Dio, forse l’ho immaginato, questo.
Sono troppo autocritico e troppo abile nel paralizzare ogni intenzione, tu non sei migliore. Quindi non stare a gloriarti, perché ti stai struggendo il cuore, seppure con altri mezzi grossolani. Hai infangato tutto, sciupato ogni cosa.
Ma nonostante questo io rimango un codardo, più di te, più di questo folle locale appartato da tutto e da tutti, da ogni costume o tradizione o, per dirla tutta, da qualsiasi difetto di massa.
Sebbene non sarebbe stato altrettanto civile questo posto se non secondo questa inconfutabile caratteristica: la purezza, delle volte, richiede l’isolamento.
Hai vinto ancora, amore mio. senza saperlo.
Non c’è rivincita che tenga.
(non finisce)




Lei gli va incontro, lo sveglia.

Sapeva d’alcol e di incoerenza.

Gli fece aprire gli occhi, salvandogli la vita.
Il bicchiere di lei era rimasto intatto. Tutta la serata.
Lui pianse, le pianse addosso.
Era il suo modo di scusarsi.


Ringrazio i gestori del Bar, che hanno permesso un simile miracolo.
E le luci del locale che hanno fotografato ogni scena.


YetAnotherDay