Dark Crystal


La sabbia è fredda, non so se vorrei proprio essere qui. L'ultima volta che ricordo di essermi trovata in una situazione del genere era quando sono stata bene. Non voglio ricordarlo. Adesso vorrei solo sparire. O forse no?
Ascolto il mare, le luci del bar illuminano la battigia, Non sento la musica, sono troppo lontana. Credevo non sarei mai arrivata in quest'isola sperduta. Ma la situazione, la situazione mi ha costretta. E' questo il mio posto.

Sabato mattina alle 9 ero pronta in tailleur per andare in ufficio. Nonostante fosse sabato dovevo andarci, avevo il lavoro che mi aspettava. Quante cose da fare, quanti progetti da sviluppare? Ero truccata a puntino, come faccio sempre, odio non essere perfetta. I capelli, il trucco, anche la cosa più piccola deve essere impeccabile. Camminando per il marciapiede di Via Denebioni sono passata per il sottopasso come faccio di solito, sabato era tranquilla la città, tutti dormivano. Le poche macchine che passavano erano placidamente lente e silenziose, quasi provavo piacere a sentirle. Il rumore ovattato attraversava i miei pensieri, interrompendoli e deviandoli. Ogni deviazione era un nuovo mondo, ogni nuovo mondo la fretta.
Attivai il sensore e schiacciai il pulsante. In men che non si dica giunsi nel laboratorio di ricerca dell'ufficio. Sapevo che forse ci avrei trovato qualcuno, invece non c'era anima viva. Posai le chiavi, la mia borsa rossa in tinta con le mie scarpe comprate a Parigi e mi diressi verso la scrivania di Massimo.
Una confusione di fogli sovrastava quel tavolo sgangherato, esitai qualche secondo cercando di capire dove avrei potuto trovare quello che cercavo. Piano piano, ticchettando sul pavimento di plastica arrivai alla sedia, mi sedetti e contai fino a dieci per evitare di innervosirmi con quel ragazzo così disordinato. Penso che proprio in quel momento mi accorsi che qualche cosa non era come doveva essere. Il silenzio era troppo silenzioso. Il sole illuminava ma l'aria era frizzante, fredda, carica. Sentivo brividi percorrermi la schiena, la consapevolezza della mia pelle morbida sotto la giacca pesante del tailleur.
Di colpo un rumore secco. Mi spaventai, non sapevo cosa fare. Andai a controllare cosa fosse successo, e camminando controllai fuori dalla finestra nella speranza di vedere un viso conosciuto. Il cielo era nero, il sole sparito. Mi accorsi che fuori non c'era nessuno. Nessuna macchina, non un gatto, o un cane. Nessuno al supermercato che si trovava di fronte al palazzo. Nessuno intorno a me. Sola. Sola. Sola. Cominciai a correre per vedere l'origine del rumore. La situazione cominciava a diventare sempre più strana. La sensazione di...di....di qualcosa che stava per succedere. Sentivo il terrore crescere dentro di me.

La sabbia saltella sui miei piedi. Ho i jeans bagnati, la camicia bagnata, ho fatto il bagno nel nero del cielo e del mare confusi. Voglio liberarmi. Se non fosse stato per Nessuno forse sarei in uno stato al quale non voglio pensare. I miei capelli lunghi gocciolano lasciando dietro di me piccoli grumi di sabbia rotondi.
Vedo Nessuno a pochi passi e gli sorrido. Mi offre la sua mano che sicura stringe la mia, sorride anche lui. Piano piano camminiamo verso la luce. Lui sa, capisce, mi offre una sigaretta.
La musica comincia a sentirsi, Nessuno si ferma, mi guarda, so cosa vuole dirmi e lo fermo portando un dito sulle sue labbra. Mi incammino lasciandolo indietro, lo sento sospirare. Entro nel bar. Il calore e le risate mi riportano alla vita. Il profumo del mare si sente sempre, mi dirigo verso Mama e mi faccio abbracciare. Le carezzo i capelli e le sorriso dolcemente.
Neplan è li che parla con Tiago, come se fossero amici. Vado verso di loro.

Era stata una finestra. Non c'era niente. Non c'era nessuno. Successe tutto così in fretta che non mi accorsi di nulla. Massimo arrivo' e mi trascinò nello scantinato..persi le scarpe nella corsa. Era spaventato come non avevo mai visto. Corsi dietro di lui..sperando che mi spiegasse cosa stava accadendo.
Sentii tuonare, mi spinse in uno stanzino, poi, poi...non c'era più. L'immagine di lui che sparisce da davanti ai miei occhi non riesco a dimenticarla.

Ora sono qui. Sapevo che Nessuno avrebbe accettato di tenermi con sé. La sera, sono al Palom-bar. A volte bevo, a volte no.
Stasera ho deciso che berro'. Sono al tavolo con lui e Tiago. Neplan mi ha portato il suo cocktail speciale.
Che la serata cominci. Sono pronta a dimenticare. Sono pronta a ricordare. Sono pronta a vivere la mia vita.


Sgrufoletta