Il Pirata


Ci fu una volta, soltanto una... in cui si trovarono tutti insieme...

Erano giovani, prima che tutto accadesse, prima che le cose cambiassero, che le anime si macchiassero, prima che le strade si insanguinassero... l’ombra di quell’incontro si proiettò ben oltre attraverso gli anni..

Classe 1972, successe di notte, fine novembre del 1993. Ciascuno di loro incontrò tutti gli altri, in pochi secondi si ritrovarono uniti fisicamente e spiritualmente, era la notte di San Gennaro e la serata avrebbe avuto inizio nel migliore dei modi... si manifestava feroce nella coltre di quel fumo denso e familiare delle sigarette e nella fame di sensazioni nuove...
La gioventù si sentiva attraverso le vesti morbide e avvolgenti del collegio... nella tensione del pantalone su misura, nei sorrisi aperti e sicuri... Il primo a parlare fu proprio il Pirata, chiamato così per l’affascinante aria indomabile e per gli occhi neri, imperscrutabili e penetranti:

- Voglio che restiamo uniti, voglio che ognuno di noi sappia dove sono gli altri... voglio che diventiamo un branco... il branco... voglio che ci divertiamo e che portiamo a casa sorrisi di donne vestiti di arrendevolezza... voglio che diventiamo leggenda e voglio svegliarmi fortunato, domani...

Erano tutti capaci, destinati a vero successo, in tutti i campi, a determinare cambiamenti... quei ragazzi che si incontrano spesso nei giardini di università celebri o nei locali fumosi aperti fino a tardi, per chiacchierare di nulla e delle sorti del mondo, di successi e di speranze... qualora non succedesse l’irreparabile...

Quella notte di Novembre il Pirata dovette raccogliere tutte le sue forze per non abbandonarsi all’acqua gelida del golfo di Napoli, assieme ai suoi compagni scampati alla retata tuffandosi in mare... una stupidaggine... una virgola a sorpresa nel pentagono della vita fece sì che per alcuni il gruppo non si rincontrasse più per 17 lunghi anni, a quell’età anche la più stupida delle imposizioni dettate dalle legge, mischiate all’incoerenza giovanile, determinava scelte fatali... imponeva dissertazioni... costringeva alla fuga... trasformava una mente brillante in uno fuggitivo, un diverso, uno contro tutti, il pirata.

Alessandro divenne questo, imbarcato a 20 anni si ritrovò a cavalcare onde oceaniche come mozzo, pescatore, poi marinaio ed infine scelse la professione che la sua natura imponeva, e si trasformò in pirata.
Il Pirata... corpo snello e bruno con pochi peli. Fisico scolpito e abbronzato dai lunghi viaggi senza mai fermarsi... Senza mai concedersi riposo, svago o qualche donna... occhi intensi, barba lunga e bandana in testa, in quel preciso istante si sentiva sollevato per essere scampato ancora una volta ai radar... fuori pericolo stava osservando la radio gracchiare la notizia della sua scomparsa! La nave pirata sfuggita ancora una volta, malconcia ma introvabile, sarebbe sparita ancora nel nulla, una maledizione, quella nave nera con a bordo il demonio riusciva a farsi beffe di qualsiasi controllo, impossibile da anticipare, incredibile da raccontare...

Sorrise a queste parole al suo “secondo” nel chiedergli:
- Siamo malconci sì, ma cosa ti inventerai per riparare le falle? Dove possiamo ancorare, qui al centro del nulla atlantico?
- Ho messo un uomo a Prestefonia - disse il secondo
- Formidabile! - esclamò il pirata, così sollevato alla notizia da pronunciare le parole con voce tuonante - la tua sezione non è coinvolta nel “progetto”?
- No - rispose, - il mio uomo ha un’amica intima nel servizio segreto militare, conosce ogni talpa, la fase è delicata, ma sicura.
- Perfetto, contattalo subito.

Il secondo, di nome Jerome, arrivò una trentina di minuti più tardi, impeccabile nella sua divisa preferita, quella nera a bottoni d’oro, confezionata nella sua Parigi da un sarto amico, nelle brevi pause di mondanità che si concedevano tra un assalto e l’altro, ed era senz’ombra di dubbio il pirata più elegante della sua categoria...
- Ci aspettano a mezzanotte, - disse serio - ma l’incontro non si farà a Prestefonia a causa di posti di controllo, approderemo a Ilha Coraça, c’è solo un bar da quelle parti. Gente tranquilla che si fa gli affari suoi. Se ci va possiamo pure bere della buona birra, naturalmente “pagando” per il disturbo. - disse malizioso...
- Non sarai mai un vero pirata fintanto che ti vesti come un capitano, Jerome, - rispose rilassato Alessandro - la tua vena francese ti impone troppa romanticheria... noi siamo pirati: si va, si assedia per qualche giorno fintanto che non siamo a posto, si distrugge tutto e se magari proprio capitasse qualche francesina, la si porta via...

Arrivarono nella buia notte, silenziosi come gatti e come gatti invisibili circondarono il bar, irruppero sfasciando la porta d’ingresso, tra le urla della gente e le imprecazioni di un tizio lì vicino, sparando in aria per imporre il comando, per impaurire e far cadere la gente a terra... solo due rimasero in piedi... Uno di loro fumava la sigaretta come se il caso non fosse suo, continuando a guardare il bicchiere ormai vuoto, pensieroso ed enigmatico, lo si vedeva ciccare come in attesa di attaccare a sua volta, se solo ce ne fosse stato bisogno. L’altro, vestito di bianco mistero, lo guardava dritto negli occhi... quegli occhi che fecero esitare il pirata sulla soglia, reprimendo l’agitazione improvvisa che gli bloccava lo stomaco.

Era stato lontano troppo a lungo, non aveva più patria, non aveva più casa, non aveva più famiglia, non aveva nemmeno più un cuore Alessandro, né un’anima; per tanto tempo aveva vissuto di quella rabbia nata anni prima, contro un potere che schiacciava se stesso ed i suoi compagni, fieri soldati della notte, innocui e valorosi ragazzi, per mezzo di adulti, piegati ai bastoni di vili divise metropolitane, feriva in modo irreparabile le loro vanità, costringendoli a fughe ridenti tra i vicoli maleodoranti, correndo sotto gli sguardi di vecchi impotenti rassegnati alla loro pseudolibertà, seduti ai margini della propria esistenza; nell’imbarazzo della sua stessa vita lisa e non più candida di innocenza diventata per lui amarezza...
Ma quel candore ora lo stava guardando, tra le rughe di espressione e le pieghe del collo, il suo volto era lo stesso, il bellissimo, soprannominato Neplan, stava scrutando abbronzato e sereno il volto del pirata, riconoscendolo senza farlo notare, lo sfidava placido, ad entrare senza rumore nella sua vita, tra le sue parole di benvenuto, gli sorrideva a viso aperto e nudo, invitante e senza timore lo accoglieva commosso, nostalgico nei suoi ricordi e ansioso di un suo abbraccio...

Il pirata scosse il capo... non poteva crederlo.

Mentre i compagni pirati iniziavano a spaccare tutto... bottiglie e bicchieri, e facevano volare tavolini e sedie, prendevano per il colletto clienti e camerieri... solo uno stava sempre seduto assorto... noncurante tratteneva a sé la bottiglia di importazione più cara e sorrideva al suo socio a sua volta stupefatto e meravigliato e rideva di quanto sarebbe successo, perché poi successe.

Alessandro nella sua vita aveva rubato. Aveva saccheggiato e bruciato tutto ciò che potesse ricordargli ciò che faceva o che aveva fatto, fino a che sentiva il sangue pulsare finché sentiva vigore...
Ed ora era lì... tra la gente, quella gente spaventata da quanto accaduto prima, ma ora felice di quella avventura chiedendosi se inventata ad arte...
Stava lì, con il fumatore assorto alla sua destra che gli versava del liquido denso e profumato, con il suo secondo capitano rapito da una francesina divina dimentico di tutti e tutto... stava lì col pappagallo colorato che echeggiava il suo grido di battaglia... stava lì, a guardare il suo amico d’infanzia, stava lì con il suo amico vero, perché con un solo sguardo gli aveva cancellato rabbia e rancore ormai fradici di passato...

Stava lì e mai nessun posto sperduto in mezzo al nulla, in mezzo all’acqua, gli parve così familiare.


Dedicato all’amore e all’amicizia tra uomini di classe e donne di fascino. I pirati.



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