Con un lieve palpito cercò di distogliere la vista, di non guardare più in quella direzione.
Eppure non riusciva ad evitarlo, quello sguardo..
Le veniva in mente quella canzone che aveva sentito durante le sue ronde notturne, “bello sguardo che ogni giorno perde qualcosa”, ricordava solo quella frase, che continuava a riecheggiarle dentro con infinite eco di sensazioni che credeva sepolte...
L’uomo davanti al bancone la guardava: il volto leggermente in obliquo, quasi in penombra.
Le mani gentili erano la prima cosa che aveva notato di lui: mani di persona colta, educata, mani grandi, forti, mani dalla pelle che immaginava morbida, mani allo stesso tempo nervose, tese, le vene guizzanti sulla superficie, appena sotto la pelle..
Le mani.
Prima degli occhi.
Prima che sollevasse lo sguardo.
Quello sguardo l’aveva trapassata senza pudore da parte a parte.
L’aveva sentito posarsi delicatamente sul suo passo appena varcata la soglia di quel bar.
Le voci degli avventori, una bossa in sottofondo, due innamorati che ballavano in un angolo, i cocktail serviti lungo il bancone, l’oceano all’orizzonte...
Tutto, fino a quel momento era sembrato così forte, così intenso.
Fino a quel momento.
Si rivide entrare in quel bar come in una sequenza al ralenti..
Rivide il proprio incedere esitante, le lacrime di pioggia sul viso, i lunghi capelli d’oro liquido, alghe portate dalla risacca...
E rivide lui, le sue mani e..Dio...quello sguardo che non poteva fare a meno di guardare.
Capì.
Dal primo momento.
Forse l’aveva sempre saputo che c’era.
Che l’avrebbe incontrato.
Ma non sapeva che sarebbe stato così.
Se l’avesse saputo non sarebbe mai entrata lì, avrebbe proseguito lungo la spiaggia cullata dal vento, nonostante l’ora, nonostante il freddo pungente, nonostante la pioggia...
Ma non nonostante lui.
Sentì le gambe leggere farsi tronchi, e capì che era troppo tardi per tornare indietro.
L’uomo si avvicinò .... quello sguardo sempre più vicino ... tremava .... freddo ... pioggia ... tremava ...
Il Bar continuava la sua placida vita senza accorgersi di loro.
Un passo.
Due.
Gambe di piombo.
Passi lenti.
Lo sguardo.
“Bello sguardo che ogni giorno perde qualcosa”, continuava la sua testa, e le sue labbra anche, impercettibilmente.
E quelle mani.
Mani forti.
Mani gentili.
Occhi negli occhi.
Bello sguardo.
Mani gentili.
Bello sguardo.
Le labbra si muovono.
Bello sguardo.
Un altro passo.
Uno ancora...
Un raggio di sole entrò sbieco dalla persiana socchiusa.
E la colpì dritto in viso.
Bellosguardo si era dissolto alle prime luci dell’alba...
MistyJazz

