Ruby Tuesday


I

NON SAPEVO ESATTAMENTE DA QUANTO TEMPO

stessi camminando in riva al mare, l'acqua spumosa mi lambiva le caviglie, carezzevole e fresca, come la brezza che giocava ad intricarmi i capelli bruni, lunghi e indomabili e che faceva tintinnare i miei orecchini, campanelli d'argento per snidare gli "angeli"...
I sandali dorati col tacco alto, li avevo tolti e dondolavano come un trofeo di riconquistata libertà, dalla mia mano sinistra. Respiravo avidamente l'aria profumata di mare, con la voglia di percepire ogni sfumatura che l'oceano portava, dalle terre vicine e più lontane e dalle sue profondità. Ero immersa nei pensieri, ma l'inquietudine iniziale stava cedendo il passo ad un certo inedito, quanto provvidenziale distacco, per cui mi sembrava di veder scorrere tutto sullo schermo evanescente della mia mente, come in un vecchio film, con la pellicola graffiata e con l'effetto nebbia, un film di cui fossi soltanto spettatrice. Il mio mondo? Non c'era un mondo al quale mi sentissi realmente di appartenere, se non al mio universo interiore che somigliava al mistero ricco e insondabile del mare. Il passato? Sorpresi me stessa a canticchiare sommessamente una vecchia canzone:

"She would never says where she came from
'Cause yesterday don't matter, if it's gone!"


Sì, "Ruby Tuesday" dei Rolling Stones...chissà perché?
Era solo arrivato un momento, ad un certo punto del mia vita, in cui la misura era colma, tutto era diventato intollerabile e dolente, la mia solitudine e la voglia di vivere, troppo compressa, soffocata da un'esistenza che sembrava non appartenermi più, era solo una forzatura che rischiava di distruggermi e così, per istinto di sopravvivenza, avevo puntato il dito su un punto remoto in una cartina, una zolla di terra perduta nell'Oceano, mi ispirava la forma di cuore spezzato e il suo nome...ILHA QUEBRADA ed ero impulsivamente partita, lasciando tutto, o meglio...tutto di niente, cosa impensabile per me fino ad un attimo prima; di solito riflettevo sempre troppo prima di agire, al punto di restare intrappolata nella rete delle mie esitazioni, ma questa volta era come se qualcosa di magnetico mi avesse attratta laggiù. La piccola àncora d'oro attaccata alla mia cavigliera - di cui solo adesso comprendevo il senso - aveva trovato la sua ideale dimora in un porto, almeno per ora: qui mi sentivo già a casa e mai era successo prima. Ed ogni porto che si rispetti ha il suo faro...così nell'oscurità che avanzava, eccolo apparire, poco lontano: un'insegna luminosa intermittente: PALOM BAR, puntai a dritta, senza incertezze, in quella direzione. L'abitino bianco comprato a Cuba, ormai aderiva al mio corpo come una seconda pelle, sotto indossavo poco, le linee curve danzavano seguendo i miei passi oscillanti, il bianco mi faceva pensare al culto della Santeria, era il colore che distingueva gli affiliati, i sette braccialetti d'argento al polso destro, creavano note ad ogni mio movimento, erano il simbolo della dea Yemayà, 7 come i sette mari...Mi sentivo stanca, ma di quella stanchezza soddisfatta, come quando si raggiunge un piacere da tanto sognato o una promessa che sentivo, stavolta, non sarebbe stata disattesa.
"La vita, in fondo, non è che una danza" - pensai - " in armonia col respiro del mondo, vivere è sapersi lasciare andare, intonarsi a quel respiro e danzare..."
Quando raggiunsi la meta, calzai di nuovo i miei sandali dorati, tentai invano di mettere in ordine i capelli ribelli, ma nulla potei nemmeno tentare, per evitare che il mio vestito bianco mostrasse audaci trasparenze..."A testa alta! Guarda la vita dritta negli occhi!" - mi dissi per darmi un tono - reagendo alla mia abituale insicurezza..Entrai nel locale, era accogliente, lo sapevo, era come in un déjà-vue, lo riconobbi, forse lo avevo già sognato, esattamente così, o forse avevo letto e immaginato qualcosa di simile in un romanzo di avventure e di mare. Questo valeva anche per Lui che mi veniva incontro. Ne avevo sentito parlare, arrivata sull'isola: tutti lo conoscevano e di lui parlavano come di qualcuno a metà tra l'avventuriero e l'artista, insomma colui che aveva pensato e realizzato insieme ad un suo amico, questa piccola oasi di armonia...Incrociai il suo sguardo, ricambiai il sorriso, strinsi la sua mano tesa per il benvenuto.,"Neplan!", disse ed io: "lo so, ho sentito parlare di te e di Nessuno sull'isola, ed io sono Maya, vengo anch'io dall'Italia". Scelsi il tavolo vista oceano, era bello nell'oscurità nel suo abito da sera: satin nero e i ricami d'argento dei riflessi lunari che sottolineavano l'increspatura delle onde, era emozionante ammirarlo e respirare profondamente al suo ritmo, osservando da quell'angolo tranquillo e un po' nascosto del locale.
La musica di sottofondo era il suono soft e discreto di un pianoforte...Da quanto tempo non mi capitava di sentirmi così serena, sedermi lasciando che il fiume dei pensieri fluisse e si stemperasse nel mare, rilassandomi ed osservando senza ansia né fretta ciò che mi circondava... E qualcosa si faceva strada nella mia mente, superava la rete delle censure, le ferite, le mie ali spezzate, ed emergeva contro ogni dolore, contro la malinconia strisciante che mi avevano fatto fuggire per arrivare in questo porto...era la parte più vitale e deliziosamente gaudente, il mio lato sensuale che reclamava il suo diritto di esistere...

"Posso avere un gelato?" Una richiesta banale e infantile, forse..."Lo vorrei... alla vaniglia, lime, fragola, cacao, mango ", avvertii la mia stessa stranezza nel momento preciso in cui pronunciai la frase, ma ero avida di gustare la vita, avrei voluto aggiungere sapori all'infinito... ma qualcosa, qualcosa restava fuori, ancora e sempre e quel "quid" che cercavo, non era possibile comprenderlo fra i gusti di un gelato e comunque..." Anche un daiquiri, con molto ghiaccio!", "Ah... e un sigaro, vorrei...un Cohiba, per favore!" Una bella full immersion nei deliziosi sapori tropicali per coccolarmi un po' e poi un drink e il tabacco che mi ricordavano Cuba, posto magico per me, il mio scalo prima di arrivare ad Ilha Quebrada. Neplan e Nessuno mi guardavano sorridenti, lo sapevo, la richiesta nel complesso era un po' bizzarra, e certamente mi sentivo strana anch'io, ma i freni erano ormai felicemente fuori uso, avevo voglia e dovevo assecondarla, seppellire in ogni traccia la tristezza che mi trascinavo dalla mia partenza. Stavo così bene lì! Gustai il gelato, centellinandolo, assaporando avidamente, poi il daiquiri sorseggiato, mentre il mio sguardo verde dei momenti migliori era perso fuori, verso il mare, mi sentivo in un totale stato di grazia. A completare il quadro delle mie stravaganze, il sigaro tra le labbra, aspirato comunque con cautela, socchiudendo gli occhi, io che abitualmente non fumavo! Feci in modo che non mi bruciasse, e non mi facesse tossire, né perdere il controllo, non del tutto...piccole dosi, delicatamente...
Neplan poco prima mi aveva chiesto, dopo avermi osservata in silenzio: "da cosa sei fuggita?" ed io avevo risposto, "Forse da me stessa, forse dal non poterlo essere, ero fuori sintonia, ecco tutto! Sto bene qui, con voi!"

II

NON SAPEVO ESATTAMENTE DA QUANTO TEMPO

stessi osservando assorta la superficie increspata del mare, con la musica del piano che cullava i miei più segreti pensieri, le mie fantasie... Riportai l'attenzione all'interno del locale, perché solo allora, sentii quello sguardo su di me, di solito fuggivo gli sguardi, stavolta volli incontrarlo, in quel momento stesso...Un tacito messaggio intercorse in un attimo appena, passò tra noi un codice segreto che solo una speciale magia sa decodificare...mi alzai ed uscii verso la spiaggia, più vicina che potevo al mare, e, dopo un istante, sentii sfiorare le mie spalle nude da una carezza leggera, rabbrividii e trattenni il respiro, ma non mi voltai, tanto sapevo...soltanto mi lasciai guidare accostandomi a lui...mentre il respiro si liberava fino a diventare un lungo sospiro...camminammo abbracciati nell'oscurità...ogni tanto le sue labbra incontravano le mie, brucianti e non soltanto per il sigaro che avevo fumato...

Il mattino si aprì al mio sguardo verde, quello dei momenti migliori, con la luce gentile che filtrava dalle persiane chiuse, vidi sullo schienale di paglia intrecciata della sedia a dondolo, il mio abito che biancheggiava nella penombra, come il simbolo della piacevole resa di quella notte, la mia pelle dorata dal sole era percorsa ancora da carezze e da brividi... IO, incredibile! Ero proprio io, piccola e pazza, racchiusa in un abbraccio, stregata dal suono di parole sussurrate e baci leggeri, inventati per svegliarmi piano! Ricordai ogni cosa, un dolcissimo e potente uragano, incontenibile che non lascia scampo, né nulla come prima, che soddisfa fame, sete e desiderio, ma ne conserva quel tanto che basta per aver voglia di ricominciare ancora e ancora!
Sì, ricominciare...a vivere, avendo sempre qualcosa da scoprire e sperimentare, orizzonti fusi nella linea tra il cielo e il mare, orizzonti che si schiudono, uno dopo l'altro, all'infinito e sono sguardi, voci, abbracci, colori suoni ed emozioni...
La promessa era stata mantenuta, quella canzone continuava a rimbalzarmi nella mente...

"Theres no time to lose, I heard her say
Catch your dreams before they slip away!"


Ed io avevo "catturato" con amore il mio sogno e a mia volta ne ero divenuta liberamente preda nel cuore bruciante di ILHA QUEBRADA.



Maya1111