– Dobbiamo fermarci e trovare un riparo. Sei già stata all’Ilha Quebrada?
– No, non ci sono specie arboree di mio interesse lì. A dire il vero, mi pareva di ricordare che non c’è nulla lì.
– Quando sei venuta tu, non c’era nulla. Ora c’è un bar.
– E anche se c’ero già stata che importanza aveva?
– Se torni lì più di 2 volte, non riparti più
Sospiro, alzando gli occhi al cielo.
Huri è una guida affidabile, mi ha portato con la sua snella imbarcazione in posti che da sola non sarei riuscita a raggiungere. Ha la saggezza e la scaltrezza degli indios, però ogni tanto se ne salta fuori con qualche assurdità. Come questa superstizione.
– Possiamo anche farcela, forse. Il tempo dovrebbe reggere. Alla fine si tratta di un temporale. Se hai tanta paura potremmo provare a tornare a Janquelas. Anche se corriamo il rischio di perdere tutto, il mio lavoro.
– Io non ho paura mi dice Huri con voce non del tutto convinta – è per te.
– Per me?
– Sì, una ragazza europea è andata al bar per 3 sere di seguito. E ora è ancora là
– Si vede che il posto le è piaciuto o che servono un cocktail veramente buono…
Huri si chiude nel mutismo più totale – segno del suo disprezzo per chi non crede alle sue superstizioni e nella fattispecie per me – e continua a pagaiare in fretta, destreggiandosi tra la forza delle onde che si fa più impetuosa, a causa del vento che comincia a spirare con sempre maggiore decisione, accumulando sulla linea dell’orizzonte nubi minacciose.
L’ho conosciuto un paio di anni fa, quando per la prima volta ho raggiunto questo angolo sperduto di mondo per compiere alcune ricerche sulle specie vegetali che popolano le grotte sottomarine di questi luoghi. Ricordo ancora gli stupefacenti giochi di luce creati dal sorgere del sole: invade lentamente la caverna con i suoi raggi che riflettendosi nell’acqua la colorano di azzurro intenso provocando la formazione di un vapore che taglia l'aria con i colori dell'iride.
Quando ho saputo che sarei dovuta tornare per altre ricerche sono tornata a Janquelas, dove l’avevo incontrato la prima volta, e ho passato 2 giorni per raccogliere informazioni su di lui e convincerlo ad accompagnarmi di nuovo in quello che per lui è a metà strada tra un capriccio e una stravaganza.
Parlare la lingua degli indios costituisce un senz’altro un notevole vantaggio quando devi spostarti in queste zone, ma viaggiare per zone semi disabitate in cerca di campioni di vegetali da essiccare e classificare non è l’attività più indicata per una donna sola.
Mentre la tempesta si avvicina sempre più, approdiamo all’Ilha.
Come teatro di una maledizione che impedisce a chiunque si avvicini di andarsene mi aspettavo qualcosa di più inquietante. O di ancora più suggestivo, da spezzare il cuore all’idea di andarsene.
Corro veloce verso il bar, tenendo stretto il mio zaino con i campioni che ho raccolto: la pioggia comincia a tamburellare sulle foglie degli alberi e non ho alcuna intenzione di lasciare il mio prezioso e sudato lavoro in balia degli elementi naturali.
All’interno del bar l’atmosfera è calda e rilassata: ci sono solo un paio di persone sedute ai tavoli e un gruppo di ragazzini raccolto attorno ad un tavolo: ciascuno è intento a disegnare, cercando di attirare l’attenzione di un uomo che cerca di dare consigli a ciascuno di loro.
Un bimbetto di 4 o 5 anni, sporco di tempera blu cobalto fino ai gomiti, al mio ingresso si volta e mi guarda stupito.
Seguendo il suo sguardo alza gli occhi pure l’uomo:
– Ciao, se hai voglia di qualcosa da bere puoi chiedere a Nessuno di servirti?
– A nessuno? Cioè mi devo servire da sola? – chiedo stupita, domandandomi se la filosofia del self service è arrivata fin qui.
– No, no, ti serve Nessuno
– …
Lancia uno sguardo verso il bancone.
– Ah, ma Nessuno non c’è.
– Eh già, non c’è nessuno ribatto, sentendomi vagamente idiota.
– Aspetta, chissà se c’è qualcuno in giro… Mama!
Da dietro una tenda spunta una ragazza dai tratti europei, che indossa una camicetta troppo larga per lei e una gonna rossa un po’ sciupata.
– Mama sta riposando. Hai bisogno?
– Ah, Limpida. La signorina prende da bere… la servi tu?
La ragazza annuisce.
– Una birra grazie – mi affretto a dire.
Huri entra in quell’istante, andando a sedersi allo stesso tavolo di un vecchio indios.
La cosa non mi dispiace affatto. La storia della ragazza europea che non è più ripartita mi incuriosisce e ho intenzione di scoprire il maggior numero di dettagli che mi permettano di smentire Huri. Ho solo bisogno di trovare qualcuno con cui fare un po’ di chiacchiere.
La ragazza dai tratti esotici che siede sola ad un tavolo è sicuramente l’ideale. Ha l’aria leggermente annoiata e di tanto in tanto lancia occhiate al tavolo attorno a cui sono raggruppati i bambini. Chissà forse è la madre o la sorella maggiore di uno di loro.
– Posso sedermi?
La ragazza mi sorride e annuisce, poi – accortasi che conosco la sua lingua – Iris – così dice di chiamarsi – comincia a chiacchierare a ruota libera, iniziando con un piccolo interrogatorio su chi sono, cosa faccio, da dove vengo…
Finalmente, arriva il mio turno. Pian piano riesco a scoprire qualche informazione…
– Sì, è vero che una ragazza europea non è più partita dall’isola.
– Sciocchezze, dove sono le prove?
– Davanti ai tuoi occhi: è la ragazza che ti ha servito la birra
– Quella? Ma non lavora qui al bar? È un’italiana anche lei, come l’uomo laggiù…
– Quello è Neplan. Lui e il suo amico Nessuno hanno aperto il bar. Avevano già Mama e Nina che li aiutavano, ma quando hanno trovato la ragazza sul bagnasciuga dopo una tempesta… Iris lancia un’occhiata fuori dal locale – eh, una tempesta ancora più furiosa di questa… è caduta dal barcone che doveva riportarla a Janquelas e l’hanno ritrovata sul bagnasciuga… non è passato poi molto tempo, da quando è successo… Limpida ha cercato di tornarsene a casa, ma ha perso tutti i documenti… lei aveva intenzione di tornare… se n’era andata dall’isola, è arrivata fino a Crisopoli ma da lì invece che partire per la capitale è tornata qui. Non so bene perché, né cosa sia successo. Da allora sta qui e aiuta a servire ai tavoli e in cucina. Come Mama e Nina.
– Però… generosi questi Neplan e Nessuno. Le offrono vitto e alloggio in cambio di un piccolo aiuto i tavoli… be’ forse la nostra Limpida offre anche altri servigi ai due generosi proprietari…
Iris scuote la testa, con aria categorica – Figuriamoci… Si vede che non hai visto Mama.
– No, non l’ho vista. Ma immagino che l’isola sia abbastanza grande per riuscire a sfuggire al controllo di una persona…
A Iris sfugge un sorriso, ma ribatte: – Dovresti conoscere Mama.
Vorrei raccogliere ulteriori informazioni per poter dimostrare a Huri che le sue superstizioni sono errate… altro che maledizioni, questa storia ha un sacco di aspetti non chiari…
Se posso dirla tutta, mi sa che Limpida ha dato un taglio al passato. O ha preso una sbandata per qualcuno del luogo. O si era stufata della sua vita e ha voluto provare il brivido dell’avventura… figuriamoci… non parte perché i documenti sono andati persi… questa è la scusa più incredibile che io abbia mai sentito.
Huri mi si avvicina: – Se vuoi rispettare la tabella di marcia che ci eravamo prefissati dobbiamo andare. La tempesta è passata ormai.
Un po’ a malincuore – perché non sono riuscita a raccogliere tutte le informazioni di cui avevo bisogno – mi accingo ad andarmene. Saluto Iris: al suo fianco ora c’è il piccolo indio con le braccia ormai completamente blu che mi guarda strabuzzando gli occhi, poi si avvicina e mi sfiora la gamba – pallidissima come la mia carnagione – quasi a sincerarsi se si tratta di un fantasma.
Iris ride e mi spiega: – Non è abituato a vedere persone con la pelle così chiara… tu sei chiarissima e hai anche i capelli di uno strano colore… questo biondo rossiccio.
– Forza andiamo – esclama Huri impaziente – o anche tu hai intenzione di rimanere qui? A te basta una volta per non volertene più andare?
– Ok, ok andiamo.
Mentre me ne sto andando, mi volto un attimo per dare un’ultima occhiata al bar. Un raggio di sole dorato sbuca dalle nubi antracite e illumina d’improvviso il locale: vedo Neplan che aiutato da una ragazza bellissima sta cercando di riordinare il tavolo dei colori, Iris che cerca di ripulire il fratellino e Limpida che tiene in braccio un altro piccolo, che le sta mostrando soddisfatto un pezzo di carta mentre con una mano le impastriccia di giallo la camicetta. Da lontano sento il suono struggente di un flauto.
Le parole canzonatorie di Huri mi riportano rapidamente alla realtà.
– Allora, hai cambiato idea? Hai visto quella che diceva che le superstizioni sono tutte sciocchezze… Stai a vedere che tra un paio di giorni sei di nuovo qui pure tu…
– Controllavo solo di non avere dimenticato nulla. E quanto al fatto di rivedermi presto, non ci conterei troppo. Con tutti i campioni da classificare… solo con le Bromeliacee ci metterò un secolo. Credo che non ci rivedremo più. A meno che non mi costringano a tornare esigenze di ricerca…
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