Imaginary Day


L'idea era quella di raggiungere Nessuno e il Palombaro, nella confusione in cui versava le era sembrata una grandissima idea. Nonostante l'impresa fosse alquanto ardua Francesca non esitò a prendere quell'aereo, voleva seguire il percorso incompleto che Nessuno aveva lasciato...avrebbe voluto farlo, ma in realtà fu costretta ad abbandonarsi al caso e il caso volle che dopo mille peripezie Francesca fosse riuscita finalmente a guardare i profondissimi occhi di Nina e a guardare con i suoi occhi Ilha Quebrada.

Non le era sembrato ci fosse un posto migliore in tutto il mondo dove andare a rifugiarsi: potenza del lasciarsi affascinare dalla lettura! Senza contare il vero motivo di quel viaggio, ma non voleva ancora pensarci.

Mentre percorreva l'ultimo tratto di mare che la separava dall'isola a forma di cuore spezzato aveva chiara davanti a lei l'immagine di Alter sorridente. Si sarebbero presumibilmente aspettati, se non altro per non ammettere che era tutta una gran presa per il culo. Sorrise di rimando a quell'immagine e alla sua capacità di ridurre tutto ad uno spicciolo neorealismo.

Alter era l’uomo che le aveva fatto perdere la testa dopo il Palombaro, ma per essere certa che nulla la legasse più a quest’ultimo aveva deciso di intraprendere quel viaggio seguendo uno dei migliori amici di lui nella speranza di riuscire a compiere quell’assurda missione.

Aveva raggiunto traguardi insperati da quando non frequentava più il Palombaro, ma il pensiero di lui era ancora troppo vivo e il dubbio che non sarebbe mai riuscita a lasciarselo alle spalle la stava tormentando. Stava partendo per poter riuscire a dire quelle due paroline ancora una volta e per chiudere defiinitivamente con il passato. Quel viaggio aveva tutta l'aria di un preludio alla sosta, ovunque essa si fosse realizzata, ma Francesca non l'avrebbe mai ammesso: claustrofobico rifiuto del concetto di immobilità!

L'apparente casualità di quell'approdo le garantì qualche ora di anonimato, ma Francesca sentiva che nulla sarebbe sfuggito agli occhi e all'animo attento del Palombaro. Probabilmente a nulla era servito il cambiamento di look e i capelli cortissimi, ma aveva già ingannato qualcun altro con il suo aspetto e sperava di riuscirci di nuovo, almeno per qualche ora.

Per tutta la sera rimase in disparte, appollaiata su una steccionata o seduta sulla sabbia, si avvicinava al bancone solo per l’indispensabile rifornimento di alcol e solamente quando il Palombaro era lontano o impegnato a fare altro. Un paio di sguardi che lui le lanciò le squarciarono il respiro, ma era quasi sicura di essere riuscita a non farsi notare.

I sentimenti per quell’uomo che l’aveva già rapita una volta non erano mutati di molto, sentiva forte il desiderio di spingersi fino a sfiorare i suoi contorni e tentare di riconquistarlo, ma le gambe le tremavano e non si sentiva affatto pronta per quel salto.

Lasciò ripartire l'ultima imbarcazione che a notte fonda riportava i volontari naufraghi sulla terraferma, ma scelse comunque di rimandare il momento dell’incontro a quattro occhi. Il fatto che lui non l’avesse riconosciuta smorzava il suo entusiasmo e la sua passione e le insinuava nell’animo una tremenda insicurezza, ma le dava anche il sollievo di un piano che avrebbe potuto ponderare durante la notte, in qualche modo non la costringeva ad agire in quello stato confusionale.

Si abbandonò sulla sabbia tiepida a una ventina di metri dalla riva. Nella quasi totale oscurità la figura di Nina che si tuffava in acqua si materializzò davanti ai suoi occhi stanchi e lucidi di alcol un attimo prima di addormentarsi.

Gli angeli terribili delle Cocorosie le diedero l'inaspettata sveglia, insieme allo sguardo interrogativo di Nessuno.
-Ciao.- Francesca non trovò di meglio, impastata com'era di sonno, arsura e sabbia.
-Ciao, sei italiana?
La sera prima si erano appena guardati senza dirsi una parola.
-Sì, mi chiamo...- esitò - Selvaggia.-
-Allora sei nel posto giusto! L'imbarcazione passerà di qui fra poco, oggi ci fanno delle consegne, così potrai tornare a casa.
Francesca deglutì.
-Sì grazie, posso chiederti un caffè o qualcosa che gli somigli? Ho una cosa da darvi in cambio.- si stava tradendo.
-Darvi?- A Nessuno non era sfuggito l'errore, Francesca cercò di riprendersi.
-Sì a te ed al tuo amico, ho visto ieri sera che siete in due a gestire questo posto.- Si sollevò cercando di scrollarsi quella sabbia troppo fine per staccarsi con facilità dalla sua pelle, desistette e si mosse per spronare Nessuno a fare altrettanto, lui la guardava interdetto, ma si avviò comunque verso il Palom Bar.

Seduta su uno sgabello Francesca guardava la tazza contenente caffè fumargli davanti, frugò nello zaino e posò tre pacchi di spaghetti sul bancone:
-Accetti lo scambio?
-Un chilo e mezzo di pasta per un caffè? Direi che mi conviene, ecco Neplan, così ora vuoterai il sacco!
-No guarda ho solo questi tre pacchi, c'è poco da vuotare!- Sorrise sperando di cavarsela, non voleva mentire, in qualche modo sentiva un'insolita attrazione per la sincerità.
-Ciao Neplan, guarda cosa ho trovato stamattina sulla sabbia, lei è Selvaggia.
Francesca lo salutò voltandosi dalla parte opposta con un mugolio che poteva sembrare assonnato, ma che era invece il risultato del tumulto che le sconvolgeva sensi e sentimenti.
Neplan ruggì qualcosa prima di tuffarsi nel suo caffè in silenzio. Francesca non si era mai sentita così fuori posto, stava per vuotare il sacco davvero e per rivelare la sua identità quando Nessuno si allontanò dal bar per raggiungere la riva di quel mare splendido.

Accanto al Palombaro Francesca non trovò parole, né sospiri o sorrisi per comunicare la sua vera identità e il fatto che lui non sembrava ricordare la inibì totalmente. Girò su se stessa e si voltò verso il mare, sentiva lo sguardo di lui che si stava svegliando e posando su di lei, proprio mentre l’imbarcazione che poteva salvarla stava per attraccare sul piccolo molo.

Con gesti rapidi aprì lo zaino e ne estrasse un involto di lino che poggiò sul bancone, richiuse e infilò lo zaino sulle spalle, camuffando appena un po’ la voce parlò:

-Io vado, alla prossima allora –
-Ok ciao - fu il laconico saluto del Palombaro più per sonno e stanchezza che per antipatia.

Francesca si avviò, avvicinandosi a Nessuno lo salutò con un largo sorriso e ringraziandolo salì sull’imbarcazione, voltandosì diede un ultimo sguardo al Palombaro che correva verso l’imbarcazione con l’involto di lino in mano, mentre la barca salpava Francesca gli gridò:

-E’ per teeee!!!

Il Palombaro aprì la stoffa, c’era un libro 'Momenti perduti' di Steve Erickson, sobbalzò nell’aprirlo:
“Ti amo. Tua F.”


Mia categoria Pat Metheny (il pezzo Imaginary Day è suo)



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